Andrea De Carlo

Bianca Neve

Anno di edizione:
2016
ISBN:
978-8893470186
Pagine:
134
Formato:
14x20
Bianca Neve
Prezzo 12,00€

GIA' DISPONIBILE

Ilaria è una ragazza diciassettenne che frequenta il quarto anno di un liceo di Modena. Tra scuola, sport e pettegolezzi i giorni corrono via veloci, ma l’insoddisfazione e la noia condiscono sempre più la sua vita da adolescente. Ilaria comincia a sentire insistentemente il peso di non riuscire mai a essere felice; così, durante una festa organizzata dal rappresentante del suo istituto, decide di entrare in contatto diretto con la cocaina. La polvere bianca le sembra da subito l’inizio di una nuova vita quando, in realtà, sarà solo l’inizio della fine. ‘Bianca Neve’ è un romanzo tristemente realistico, comune, che dimostra come nella vita di un ragazzo con tanta confusione per la testa basti davvero poco per lasciarsi andare e fare esperienze di ogni tipo. Ciò che agli occhi degli adulti è percepito come un autentico allarme sociale, agli occhi dei giovanissimi non viene ritenuto allo stesso modo, ed ecco che questo romanzo rappresenta un’occasione di riflettere per gli adulti su quanto il mondo della droga può toccare da vicino qualsiasi famiglia e per i giovani la possibilità di comprendere che con la droga i problemi non si superano, ma si amplificano, fino a diventare insuperabili.

Andrea De Carlo (Modena, 1998). All’età di tredici anni muove i suoi primi passi nel mondo del giornalismo, scrivendo articoli per un piccolo sito sportivo. A distanza di un anno comincia a occuparsi di calcio attraverso la collaborazione con testate online di livello nazionale. Nell’aprile del 2015 diventa collaboratore del quotidiano Gazzetta di Modena, per il quale si occupa di cronaca locale, in particolare di tematiche relative ai giovanissimi, come alcol, droga, fumo nelle scuole e fenomeni di bullismo. A partire da marzo 2016 inizia a collaborare col settimanale Vivo. Caporedattore di TuttoModenaWeb, ha preso parte alla stesura del libro “Il Campionato degli Italiani”, scrivendo il racconto sul Modena Calcio. Nel maggio del medesimo anno ha tenuto alcuni incontri con i ragazzi delle scuole medie locali per parlare di bullismo e cyberbullismo.
È intervenuto occasionalmente sulle emittenti radiofoniche Radio Bruno e Modena Radio City, si occupa di comunicazione all’interno del Modena Calcio.
Frequenta il quinto anno di Liceo Linguistico nella sua città. 

Primo capitolo

Uno

Era seduta su una panchina, la prima a portata di mano in quella giornata fredda e piovosa. La biblioteca era distante poche decine di metri, qualche passo e Ilaria si sarebbe messa al riparo trovando magari conforto tra quelle mura che tanto amava. Ci andava sempre, quando poteva; nella sua mente sempre incasinata la biblioteca aveva il ruolo di spartiacque, come una sorta di mondo incantato in cui trovare pace e isolarsi per qualche ora.
Quel pomeriggio, però, non aveva la minima intenzione di andarci. Restava lì, ferma e distante, con il piede destro ben piantato a terra, quasi fosse un’ancora, e il sinistro che cercava una rilassata pausa accasciandosi a penzoloni sul gemello. Le gambe sottili, in quella posizione, erano in completa armonia con la parte superiore del corpo avvolta in un confortante cappotto nero, lungo fino alla caviglia, che aveva già fatto il suo tempo nonostante fosse stato acquistato meno di una settimana prima.
Nervosa, Ilaria faceva scorrere una mano su e giù lungo i fianchi, mentre con l’altra alternava momenti di riposo a movimenti scattosi verso la bocca per portare la sigaretta alle labbra (a detta di molti, il suo tratto fisico più bello). Di tanto in tanto tossiva, un  po’ per la stagione, un po’ per l’ovvia conseguenza di chi si finge abile fumatore pur avendo aspirato sì e no due sigarette in tutta la vita.
Starsene lì in compagnia dell’acqua non sarebbe servito a molto, se non ad avere qualche buona ragione in più per fare l’ennesima doccia e insaponare i capelli d’ambra, già puliti e profumati, che le avvolgevano il viso chiaro e dolce e che terminavano poco sotto le spalle.
Provava a pensare a qualcosa, ma non riusciva: nulla le riusciva in quel momento. Si chiese allora se la sua indolenza fosse da attribuire alla scuola, che la stava opprimendo, oppure alla famiglia, o peggio agli amici, ma non arrivò comunque a una risposta.
Si guardò intorno, sospirando appena; il parco era deserto e anche gli ultimi amanti del brutto tempo se n’erano andati, forse per evitare di tornare del tutto fradici a casa. Ormai sola, quindi, sembrava toccasse a lei chiudere i cancelli. A lei e a un gruppo di uomini poco distanti che avevano l’aria di passare la metà delle giornate in quel posto e le ore rimanenti alla ricerca di qualche buona mano per assicurarsi la giusta dose di felicità e condividerla insieme a chissà chi.
Non ammirava affatto quella schiera di nullafacenti. Non era la prima volta che li incontrava, anzi, frequentavano quel posto molto più di lei, eppure, nonostante li incrociasse spesso, mai aveva provato rispetto per loro, figuriamoci compassione.
Sono lo schifo in persona, non dovrebbero nemmeno stare al mondo, pensò distogliendo lo sguardo, contrariata. Di solito, una volta messo piede nel parco, Ilaria posizionava subito le cuffie nelle orecchie, accendeva la sigaretta e si lasciava trasportare da musica e ansiose boccate. Da qualche tempo, però, era restia a perdersi nelle canzoni del suo cantante preferito: non la convincevano più. A lei piacevano quelle di un tempo, di quando lui si esibiva nei piccoli locali e aveva pochi fan, non apprezzava la svolta moderna che ora imperversava nei suoi ritmi. Ormai stava lentamente smettendo di considerarlo il mito di ragazzo che si era impossessato della sua camera a suon di cd acquistati e poster appesi e, in certe giornate “no”, le pareva addirittura di provare disgusto per lui. Gli ultimi successi che avevano spalancato le porte del grande pubblico al cantante, infatti, l’avevano fatta disamorare sempre più del bad boy suo idolo. Idolo che, seppur molto distante dalla sua maniera di vivere, aveva avuto il merito di catapultarla in un nuovo mondo, consentendole di vedere gli altri, specialmente i coetanei, in maniera del tutto diversa. I ragazzi, fino a qualche mese prima stupidi passatempi per ragazze annoiate, erano ora persone con interessi e pensieri, così come lo erano le ragazze, fino a poco prima stupidi passatempi per ragazzi eccitati.
Le cuffie quel giorno non erano con lei e a un tratto le balenò in testa una domanda curiosa che però le portò via parecchio tempo: aveva misteriosamente previsto che non le avrebbe potute utilizzare, oppure si trattava di una semplice dimenticanza? Nemmeno lei lo sapeva, ma la prima risposta l’affascinava e per questo incominciò a crederci con insistenza, nonostante una serie di fattori facessero intuire il contrario.
Il fatto era che Ilaria era distratta. Terribilmente distratta. Non c’era mattino in cui si ricordasse dove aveva messo le scarpe il giorno prima, o sera in cui potesse impiegare meno di dieci minuti, evitando l’aiuto dell’intera famiglia, per trovare il diario segreto, lo stesso cui affidava i propri pensieri e che sostituiva il fascino della biblioteca quando non poteva andarci.
Eliminò in fretta dai suoi pensieri le cuffie, perché si accorse che quella dimenticanza, e l’insolito silenzio del parco, le consentivano di sentire i discorsi del branco di adulti poco distanti. La conversazione non aveva contenuti particolarmente profondi, e d’altronde non aveva mai sospettato niente di diverso pensando a loro. L’argomento principale erano le donne, possibilmente nude... Tipico, pensò, se usciva fuori qualche riflessione sul carattere femminile non si tirava indietro nessuno, tanto il momento di serietà sarebbe durato non più di una manciata di secondi e il tema porno sarebbe tornato a farla da padrone incontrastato. Almeno finché il calcio non entrava a gamba tesa. La Juve stava annientando tutti gli avversari partita su partita (appunto) e oramai erano undici match consecutivi che non perdeva, se si contava anche la giornata di campionato appena disputata. La Roma aveva di recente cambiato allenatore, mentre i tifosi del Napoli non si erano presentati in curva per protesta a causa dei biglietti troppo cari. Milan e Inter perdevano punti su punti, mentre il Modena navigava a vista, cercando in ogni modo di restare nella categoria.
I minuti che impiegò, sprecò, a sentire ciò che il gruppo aveva da dire, le fecero capire davvero la monotonia delle conversazioni divinamente gestite da quei poveretti, i quali si spostavano da una tematica all’altra con estrema disinvoltura, quasi si occupassero di quello per la metà della loro giornata. Pensò che doveva rivedere il suo modo di considerare la ripartizione del loro tempo, perché le discussioni di carattere “sociale” sembravano ricoprire un ruolo fondamentale tra una dose di felicità e l’altra.
Una cosa però la colpì di quel quadretto noioso, statico e sconfitto. A giudicare dall’abbigliamento, gli uomini sembravano appartenere a tanti ambienti differenti e con percorsi di vita del tutto diversi l’uno dall’altro. Al contrario di quanto aveva sempre pensato, i drogati non camminavano in ciabatte e bermuda con la faccia sbiancata, e solo il mancato ascolto del cantante le aveva aperto quell’inaspettato spiraglio di riflessione. Credette di doverlo ringraziare nuovamente: d’altronde, seppur un po’ venduto, restava lo stesso il suo uomo preferito.
La pioggia cambiò improvvisamente consistenza e la velocità di caduta dell’acqua nelle numerose pozzanghere che si erano create nel frattempo era diminuita nel giro di pochi secondi, lasciando spazio a piccoli fiocchi via via sempre più grossi e insistenti. Si stava facendo tardi e le condizioni atmosferiche cominciavano a essere proibitive. Forse era meglio tornare indietro.
Ilaria abbandonò le proprie riflessioni e, stringendosi nel cappotto, si avviò verso casa.

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