Riccardo Facchini

Opificio Facchini

Anno di edizione:
2016
ISBN:
978-88-93470322
Pagine:
120
Formato:
14x20
Opificio Facchini
Prezzo 9,00€

Riccardo Facchini è un volto familiare per il grande pubblico grazie al programma
La prova del cuoco su Rai 1, di cui è uno dei protagonisti.
Innamorato  della cucina di sua nonna Alda, decide sin da bambino che da grande
avrebbe voluto fare lo chef.
La sua è una cucina evocativa: istintiva, calda e colorata.
Deve nascere da un’ispirazione, deve riscaldare il cuore e tutti i colori devono essere brillanti, ciò che è nel piatto è materia viva.
Ama  riprodurre i colori, i sapori e le esperienze passate e reinterpretarle in chiave contemporanea.


****


Riccardo Facchini nasce a  Bologna.
Terminati gli studi di cucina presso l’istituto alberghiero di Rimini, consegue
la maturità presso l’Istituto di Castel San Pietro (BO).
Dopo qualche esperienza nel panorama bolognese, parte alla volta della Francia, dove inizia a muovere i primi passi a Lione e apprende le basi della cucina francese.
Nel 2010 approda per uno stage nella cucina dello chef stellato Antony Genovese
e affina le tecniche per l’utilizzo delle spezie.
Nel 2011 assume le redini dello storico ristorante bolognese Il Pappagallo dove riscopre le versioni filologiche della tradizione bolognese.
Nel 2012 vince il torneo della prova del cuoco “Caccia al cuoco” e a partire da settembre entra a far parte della squadra di chef nel programma di Antonella Clerici.
Nel 2015 apre l’Opificio di cucina, un laboratorio con cucina dove si specializza
nella preparazione di panificati e propone una cucina contemporanea ‘alla lavagna’.
Nel 2016 dà vita al progetto "Opificio Facchini", ristorante con accademia di cucina.
www.opificiofacchini.it

Primo capitolo

La cucina è il centro della mia casa attorno al quale ruota la mia storia e la mia vita. Sin da bambino era il luogo dei giochi, dei compiti e della magia che mia nonna ricreava giorno dopo giorno ai fornelli. Era come una sorta di grande favola che mi affascinava e incantava al contempo.
Certe immagini sono fissate nella mia mente indelebilmente, come il profumo che si sentiva non appena si entrava in casa e il colore della luce del sole che filtrava dalla finestra nel momento in cui varcavo la soglia della cucina. Una luce calda, piena, che ancora oggi al solo pensiero mi riempie il cuore di gioia.
Uno dei pochi ricordi della mia primissima infanzia è mia madre che mi chiamava lungo il corridoio e mi diceva: “Riccardo, il titto!!!”. Il titto era il latte caldo con i biscotti per l’infanzia miscelati all’interno di un super biberon posto sulla cassettiera verde in prossimità della sala da pranzo.
La mamma del resto è sempre la mamma…

Al mattino la colazione era un vero rito, cosa che del resto ho mantenuto sino ad ora. Tempo di alzarsi, lavarsi e vestirsi e il tavolo era già imbandito. La nonna iniziava con crostate alla marmellata, latte, caffè, biscotti e chi più ne ha più ne metta per concludere con la mitica ‘merenda della scuola’. Consisteva in una meravigliosa crescentina fritta al momento con del dolcissimo prosciutto crudo affettato al coltello.
 La cosa terribile è che da piccoli raramente si apprezzano tante amorevoli cure.
 Il sottoscritto, mi vergogno a dirlo, ammirava le pizzette del fornaio che i miei compagni di classe acquistavano nella bottega vicino alla scuola. A distanza di poco più di un ventennio, i miei vecchi compagni mi hanno confessato che avrebbero fatto volentieri cambio con la mia crescentina al prosciutto.
Dalla colazione al pranzo domenicale.
Chi non ha mai sentito il profumo del soffritto?
 A Bologna è praticamente impossibile. Camminando per le vie del centro la domenica mattina intorno alle 10 si inizia a sentire un dolcissimo profumo di soffritto con un sottofondo di caffè, preludio del pranzo domenicale.
Sino a qualche anno fa, come se le ‘rzdore - le massaie - si dessero appuntamento, si iniziava a sentire una percussione ritmica che usciva dalle finestre per riversarsi per le vie del centro. Si trattava della “pistadura”, il grosso tagliere di legno presente in ogni cucina che si rispetti, percosso con la coltellina, l’immancabile coltello a punta quadra che si utilizzava per battere il lardo e per tagliare le tagliatelle.

La domenica in casa Facchini
Il pranzo della domenica in casa Facchini contemplava i tortellini in brodo di cappone, ‘non troppo piccoli’ come diceva la nonna, le lasagne con la sfoglia a base di ortiche e il bollito accompagnato dalla mitica salsa verde.
Le lasagne venivano preparate la sera prima e fatte riposare in frigorifero prima della cottura, per quanto riguarda i tortellini era tutta un’altra storia…
Al mattino, subito dopo la colazione, veniva estratto il tagliere da sotto il tavolo della cucina e si iniziava ad impastare la sfoglia. Nel giro di pochi minuti, con qualche gesto sapiente, l’impasto veniva steso in una sfoglia sottile, tagliato e farcito.
 Non v’è nulla di più conviviale di un tagliere ricoperto da minuscoli quadretti di sfoglia da trasformare in gustosi tortellini. Le chiacchiere che nascono intorno a quel tavolo diventano una vera e propria rassegna di tutti gli avvenimenti che sono accaduti durante la settimana.
Si chiacchiera, si discute e ci si confronta.
Nella mia credenza conservo ancora gelosamente una vecchia scatola di latta per biscotti che sanciva la definitiva ed irreversibile fine del pranzo domenicale.
Racchiudeva al suo interno i biscottini di frolla montata guarniti con pezzetti di candito e cioccolato che accompagnavano il caffè. Per evitare che i ‘pasticcini’ finissero prima della Domenica, mia nonna cambiava il nascondiglio della scatola di settimana in settimana.
Per me era una vera e propria caccia al tesoro!

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